Aspettando il 4 dicembre 2016: una particolare Santa Barbara

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pasqualeCome a suo tempo da me annunciato e come certamente avrete notato, i miei interventi su tutto ciò che è il nostro “quotidiano” ultimamente sono stati radi a causa del mio impegno costante  teso  alla presentazione in varie località italiane del mio libro “Io e la Juve, Storia di un grande amore”. Ho già avuto modo di incontrare tanti amici e lettori ad Agropoli (Sa) ed a Cefalù mentre mi preparo ad affrontare due giornate di grande impegno come quella del 12 ottobre alle ore 18 presso il Circolo dei Lettori di Via Bogino 9 a Torino e successivamente al Mec Paestum Hotel il 21 del corrente mese. Proseguiranno gli interventi in molte altre città e località ospitali per un periodo di tempo per ora indeterminato.

Nonostante tutto non ho certamente dimenticato o tralasciato di analizzare molti eventi della vita politica e sociale o di quella sportiva fino a considerazioni ancora più serie circa discorsi scientifici trattati ormai nei talk show o sui giornali come argomentazioni da audience. Per quest’ ultimo argomento che mi appartiene professionalmente avrò da dire separatamente molto poiché l’organizzazione sanitaria è giunta a mio giudizio e come da me sempre temuto ad un punto negativo di non ritorno a meno di rivoluzioni al momento imprevedibili organizzate da collegi di Saggi. In giro ne vedo ben pochi.

Come tutti gli anni ormai l’inizio dei campionati di calcio viene interrotto continuamente dagli impegni delle varie nazionali. Si gioca sempre, ci si allena poco, aumenta la presunzione di troppi di capire il motivo di qualsiasi evento sia fortunato che di insuccesso. Il risultato è che già fin d’ora si pretende di tirare le somme tra i successi e le sconfitte. Ma la cosa più incredibile e pazzesca è il cambiamento umorale (direi anche a volte ormonale)e di pensiero dopo il termine di ogni incontro da parte di tutti. Già durante il calciomercato si sono dati giudizi definitivi; oggi più che mai si dice quotidianamente tutto ed il contrario di tutto. Dicono che questo è il gioco e noi dobbiamo giocare. Ok! Ne riparliamo a mente mia più serena!

Dal punto di vista sociale e politico non vedo più nulla ne’ di sociale ne’ di politico inteso come intuizione dell’evoluzione delle cose e della vita nel senso del  progresso e della civiltà.

Lo scontro frontale di tutti contro tutti è sotto gli occhi di tutti, ma ognuno tiene molto a sottolineare che è necessario cambiare, rottamare, rendere una vita più civile ed annullare ogni forma di interesse personale a favore della collettività. Se non avessi pensieri tali da impegnarmi troppo mi farei una risata veramente grassa! Che pagliacciata! Tanti italiani sono andati via non per assenza di amore o per mancanza di voglia di lottare per il proprio Paese e per il futuro dei giovani, ma in quanto hanno compreso che in Italia e in molte zone d’Occidente tali lotte interessano una minoranza che è proprio quella parte produttiva a livello intellettuale, e foriera di cambiamenti veri: per intenderci non appartenenti al Paese del Gattopardo.

Hanno posto questo 4 dicembre come lo spartiacque tra la vita e la morte, tra la libertà ed il regime e questo è quasi del tutto vero. Nel frattempo però un referendum si è trasformato in campagna politica feroce con una previsione di interventi della Magistratura per questi due mesi mancanti alla data fatidica senza che dai governanti ci siano interventi fondamentali attesi dai cittadini da tempo immemorabile, forse da quando anche zoppicante vi era ancora una qualche forma di democrazia. Si invoca la velocità delle decisioni governative per un rilancio subitaneo dell’economia dimenticando quali fossero a suo tempo i motivi per i quali certi passaggi burocratici furono decisi. Lo ricordo io: si voleva tutelare l’intromissione facile di determinate organizzazioni non propriamente votate alla trasparenza.

Riprenderò il mio pensiero ed il dialogo con i lettori che hanno la bontà e la pazienza di seguirmi appena avrò portato a termine la prima parte del mio impegno letterario.

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