Dalla poesia nel calcio alla prosa volgare nei tribunali

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Saba

Cari lettori, ricordate Umberto Saba?

“Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.”

Invito il lettore a leggere anche le altre due strofe della poesia perché fondamentali per la comprensione dell’intero significato di essa. Una fortissima nostalgia mi ha riportato alla mente  la famosissima poesia “Goal” di Umberto Saba, un tempo inserita nei programmi scolastici delle scuole medie. Fu la prima composizione dedicata al calcio pulito di un tempo andato. L’ho rimembrata inconsciamente nel leggere le notizie di cronaca calcistica riportate sempre di più nelle pagine riguardanti la cronaca giudiziaria piuttosto che essere celebrative di sentimenti puri e forti come lo spirito sportivo richiederebbe. In questa prima strofa della poesia “Goal” (una delle composizioni dell’opera “Il Canzoniere”) Saba sottolineò con  sensibilità unica un sentimento di profonda vergogna provato dal portiere nell’attimo in cui subiva un goal che non evitava la sconfitta ai compagni. Il poeta fu ispirato mentre guardava giocare la sua squadra del cuore (la Triestina).  Il periodo era compreso tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60. Mi direte che forse la descrizione è troppo esagerata ed enfatizzata Sono consapevole di ciò ma sono inebriato da quei sentimenti profondi. Davanti ai nostri occhi abbiamo la visione di quel che oggi tante volte succede su di un campo di calcio e che poi è spiegata appieno dalle ripetute quotidiane indagini giudiziarie. Anche oggi qualcuno non ha il coraggio di guardare in faccia il compagno o rivolgere lo sguardo al suo pubblico ma certamente non per profondo sentimento d’amore. Tutt’altro. In questo lasso di tempo (poco più di mezzo secolo) il materialismo e il cinismo dell’uomo hanno raggiunto e superato il limite. Sentiamo dire ogni giorno (anche e soprattutto dalle istituzioni) “Ora basta, ripuliamo lo sport dai delinquenti!”. Addirittura il maggior esponente del calcio ha dichiarato “Cacceremo i mercanti dal Tempio” (soltanto Gesù potè permetterselo).  Ormai ho solo scetticismo per non dire cose più spiacevoli verso le cosiddette istituzioni sportive. Tutto ciò dispiace ed a me in particolar modo nel momento che decido di scriverlo. Da una parte provo sentimento di rabbia e dall’altra si risveglia in me tutto l’orgoglio (Oriana Fallaci docet) nel sentire frasi demagogiche senza il minimo pragmatico impegno da parte dei governanti (mancanza di volontà’) di restituire dignità ad un mondo dello sport che un tempo era esclusivamente ludico ed educativo. Gli scandali sono sempre avvenuti ma tale termine recava in sé una validità etimologica in quanto costituiva l’eccezione alla regola del buon costume.

Invece oggi la regola è data dagli scandali e l’eccezione è nelle buone azioni. Questa mia modesta analisi ha voluto oggi essere soltanto uno spunto per quanti in buona fede, perché forse rassegnati, rivolgono a me la seguente frase quotidianamente: “Ma che ci fa una persona come te nel calcio? Non c’entra niente!”. Questa è la frase più amara e frequente che mi sento rivolgere quotidianamente. E’ amara perchè potrebbe scoraggiare soltanto gli uomini di buona volontà invitandoli a lasciare quindi la nostra vita nelle mani dei malavitosi. Mi dispiace ancora una volta ma io non mollo. Ecco perché ho voluto ed ho desiderato ricordarvi la poesia “Goal” del grande Umberto Saba. Uomini e poeti con tali sentimenti sono esistiti e vivranno sempre. Combattiamo tutti insieme contro i demagoghi, politici e farisei che sono i veri responsabili del totale disfacimento.Non dimenticatelo mai!

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