La mia generazione e quelle successive hanno sempre riconosciuto la fortuna di non aver dovuto patire per sofferenze belliche essendo nate successivamente al 1945 ed hanno parimenti sperato di non dover mai conoscere tali tragedie. Finora le aspettative sono state rispettate, almeno dalle nostre parti e naturalmente tocchiamo ferro! Pur non confondendo la drammaticità dell’ esperienza vissuta sotto angoscianti sirene antibombardamento con la pur difficile quotidianità dei giorni nostri, mi permetto di affermare che la buona qualità della vita, l’intima serenità, la semplicità dei rapporti umani, la “Sicurezza” sono ormai aspetti che appartengono ad una minoranza delle attuali popolazioni del globo terrestre. Non credo di esagerare nell’affermare che quanti sono dotati di senso di responsabilità, di sensibilità, in una parola “quelli di buona volontà” stiano vivendo questo infinito caos come in un incubo. Partiamo dallo stato d’animo più importante: la serenità. Essa rappresenta oggi una chimera, sostituita da una permanente insicurezza per cause infinite e che per semplificazione riunirei in tre ordini di fattori.
1) La “Sicurezza” intesa in senso lato. E’ vero che dal primo vagito siamo tutti destinati ad una “prognosi riservata” fino a scadenza destinata, ma è altrettanto vero che l’incolumità di ognuno non è mai stata tanto in pericolo come oggi. La cronaca giudiziaria è ordinariamente continua nella descrizione di stragi, delitti, rapine, guerre, invasioni fino a distruzioni di masse (vedi Medio – oriente ed Africa per restare più vicini a noi) e di calamità non più naturali perchè causate dall’uomo stesso.
2) L’Economia. Eccezion fatta per alcuni paesi civili e produttivi che hanno saputo proteggere i propri cittadini da manie di grandezza, dallo sperpero di risorse umane ed economiche, l’altra parte del mondo (a cui apparteniamo noi) ha abusato di un “carpe diem” molto male inteso sia per malafede che per ignoranza del significato filosofico del termine. “Godere” il momento non voleva significare secondo i filosofi trascurare la prevenzione e la programmazione del futuro perchè quest’ultimo atteggiamento appartiene all’uomo stupido. Ed è per questo che è arrivato il tempo delle vacche magre, da tanto tempo e per tanto tempo ancora: indigenza, disoccupazione, povertà, follia sono la conseguenza di scelte politiche scellerate. Non scorgiamo peraltro alcun statista al mondo carismatico al punto tale da prospettare e perseguire un totale cambio di marce.
3) Il Rapporto umano. E’ un’espressione comune nei nostri discorsi ma non altrettanto perseguita e rispettata in tutto il suo valore. Parliamo di rapporto umano soltanto quando i benefici di esso ricadono sulla nostra persona, altrimenti si torna indietro al carpe diem. Per ritrovare gli esempi di rispetto per il nostro prossimo dobbiamo faticare non poco nell’analisi delle nostre giornate e del mondo che ci circonda oppure nella lettura della vita dei santi o quantomeno di testi poetici. Siamo invece al “tutti conto tutti” che ci ricorda i tempi della santa inquisizione, l’epoca del “pollice verso” dell’antica Roma, mentre si allontanano sempre più dal cuore e dalla mente le parole del Cristo “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Si, perchè piace a tanti ergersi a giudici davanti alla televisione durante i famosi talk show che fanno sentire tanto buoni i troppi colpevolisti. Questo può essere possibile per tutti ma non per un Cristiano se coerente con la propria fede e la propria religione. Non parliamo poi dell’assenza totale di quella pìetas, sentimento totalmente opposto a quello della ferocia. Avrete senz’altro notato come nel momento drammatico di una calamità (alluvione, terremoto) diventiamo tutti più umili e generosi in uno scenario di fratellanza fino a quel momento sconosciuto da tempo. E la paura che in quel caso guida l’uomo verso un apparente amore per il prossimo. E’ un senso direi quasi egoistico di proteggere sè stessi in mezzo agli altri tenendo lo sguardo rivolto al cielo ad implorare clemenza. Dopo le scosse di assestamento pian piano ritorneranno tutti sui propri pulpiti con arroganza e mostrando di nuovo il pollice verso. Gli anni cinquanta, i sessanta (ed in parte anche per gli anni settanta) sono stati quelli di una vera umiltà probabilmente perchè ancora troppo vivo il ricordo della guerra ed in quel periodo siamo stati capaci di costruire un futuro logico e di “valori”. Ma il futuro è ormai passato anche se per tutti la speranza non deve mai morire.






