E’ proprio vero che la felicità non esiste! Ricordo quando ancora “troppo tenero” per il calciomercato mi ritrovavo con tanti operatori del settore in quello splendido luogo sul lago di Como: Cernobbio. Ero gratificato già da quella location organizzata magistralmente da grandi professionisti delle istituzioni sportive e quella immagine rafforzava ancor più la bellezza del mondo del calcio che da sempre aveva conquistato gli appassionati. Stands organizzati e di buon stile accoglievano società ed operatori in una kermesse professionalmente al top. Dopo le ore calde delle giornate della prima decade di luglio continuavamo le trattative fino a tarda notte trasferendoci sulle terrazze di una splendida ed incantevole Villa d’Este e comodamente seduti su antiche e storiche poltrone. Come già anticipato l’ambiente già di per sé importante veniva reso ancor più magico dalla presenza carismatica di alcuni personaggi che avevano scritto la storia fin dai tempi dell’hotel Gallia. Ma come sempre succede, ad una cosa che ti riempie intimamente corrisponde dall’altra la mancanza di qualcos’altro. Io ad esempio non avevo ancora acquisito la scaltrezza, l’esperienza e la freddezza necessaria per una “trattativa”. Venivo coinvolto dalla tensione come ai tempi degli esami universitari e quell’ansia impediva così di apprezzare appieno l’incanto del momento e della natura circostante. Sono passati tanti anni da allora e nel frattempo ci siamo ritrovati da una descrizione poetica ad una realtà prosaica, in tutti i sensi. Dislocati a Milano in vari alberghi anonimi, avvolti dalla calura atmosferica, intenti a salvaguardare quel poco che era rimasto dei rapporti interpersonali e soprattutto “ invasi dalle zanzare”. Nonostante tutto per alcuni anni non si avvertiva ancora forte la nostalgia di Cernobbio perché ancora viva era la passione, il desiderio e l’ansia di concludere i trasferimenti di mezzo luglio prima che le società partissero per i ritiri e che tanti di noi raggiungessero le proprie famiglie ormai in vacanza. Soprattutto il calciomercato chiudeva i battenti! Come per tanti altri aspetti il mondo era più intelligente non essendo schiavo del tutto del business esasperato ed a tutti i costi. I calciatori, i dirigenti, gli allenatori e persino i procuratori sportivi si predisponevano nella maniera più seria ad affrontare un periodo sufficientemente lungo alla “verifica del campo”. Fino al mese di novembre erano tutti ben disposti a dare il meglio di sé stessi senza pregiudizi da una parte e dall’altra. Poi 7-10 giorni di novembre erano necessari e sufficienti per modificare quelle piccole anomalie od incomprensioni che nel periodo si erano evidenziate, avendo davanti ancora sette lunghi mesi per rifarsi in altro ambiente. Valeva tanto per i dirigenti quanto per i calciatori. Neanche i più importanti procuratori riuscivano a destabilizzare quel sistema. E siamo giunti ai giorni nostri. Non amo soffermarmi troppo sul presente che è fatto più di calcio straparlato, urlato, di cronaca giudiziaria e di assenza di personaggi carismatici (le eccezioni però non mancano ma proprio per questo sono silenziose). Insomma lo scenario è quantomeno inquietante, i businessman (spero apprezziate quanto sono buono nell’espressione) vanno fortissimo! Io osservo, talvolta esterno attraverso i media e l’unica via d’uscita per me (per non soffrire) sta nel tentativo di posizionarmi tra un Mughini ed un Gene Gnocchi, oltre che ovviamente essere utile a società e calciatori. Vado a concludere. E come potrebbe essere più bello di una richiesta che certamente da tanti sarà definita inattuale, nostalgica ( questo è vero) ed impraticabile?
“Ridateci Cernobbio e Villa d’Este”.






